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TRAUMATOLOGIA DELLO SPORT

Le sollecitazioni sul piede variano a seconda della tipologia di attività sportiva. Carichi continui, come accade nel podismo, provocano spesso metatarsalgie e fasciti plantari. Movimenti ripetuti possono scatenare e cronicizzare tendinopatie. Salti, atterraggi e bruschi cambi di direzione gravano maggiormente su avampiede e caviglia, dando origine a lesioni legamentose, conflitti osteofibrosi e patologie dell’alluce, come succede per sport come la danza.

Le lesioni tendinee, legamentose ed osteo-cartilaginee di piede e caviglia derivanti dalla traumatologia sportiva sono spesso collegate ad un’alterazione delle strutture e della stabilità delle articolazioni. Nei casi di grave traumatismo in assenza di problematiche strutturali di base, l’obiettivo è quello di ripristinare l’originaria anatomia, diversamente sarà necessario risolvere anche le alterazioni strutturali preesistenti al trauma. 

Le patologie di maggior riscontro

  • Fratture malleolari e tarsali
  • Rottura tendine di Achille
  • Instabilità dei tendini peronieri
  • Rotture legamentose
  • Lesioni osteocondrali
  • Edema osseo
  • Lesioni ed avulsioni tendinee
  • Tendiniti inserzionali e non 
  • Distorsioni e instabilità di caviglia

Tecniche chirurgiche adoperate

Queste e tante altre patologie che insorgono a seguito di traumi possono essere trattate con tecniche chirurgiche standard, mini-invasive o artroscopiche.
L’artroscopia di caviglia è una tecnica chirurgica mini-invasiva che permette di osservare in maniera diretta, grazie ad una telecamera dedicata (artroscopio), le strutture articolari.

Indicazioni e vantaggi dell’artroscopia

Frequentemente si utilizza un tempo artroscopico per diagnosticare e trattare lesioni osteo-cartilaginee, risolvere conflitti osteo-fibrosi o rimuovere frammenti liberi che bloccano l’articolazione. L’instabilità di caviglia è attualmente una delle principali indicazioni all’artroscopia di caviglia; in casi selezionati, le nuove tecniche artroscopiche ci permettono di effettuare ricostruzioni legamentose senza ricorrere alla chirurgia aperta.

L’artroscopio ci permette di visualizzare ed ingrandire i difetti articolari attraverso due incisioni minuscole e, grazie a strumentari dedicati, di risolverle senza ricorrere alla chirurgia classica. La mini-invasività di questa tecnica garantisce un impatto minimo sull’articolazione e sul paziente: minor dolore post-operatorio, minore reazione cicatriziale, ridotto rischio di complicanze delle ferite chirurgiche. Questo comporta ovvi vantaggi funzionali, ottenendo un più rapido recupero articolare, ma anche estetici, lasciando cicatrici appena visibili. 

Riabilitazione 

Il rapido recupero riabilitativo a seguito delle tecniche artroscopiche permette al paziente una veloce ripresa delle attività sportive, lavorative e di vita quotidiana. I tempi di recupero sono condizionati dal tipo di patologia trattata, ma mediamente risultano più brevi rispetto ai medesimi trattamenti effettuati con chirurgia aperta. 

Tecnica artroscopica

L’artroscopia può rappresentare il momento chirurgico principale, oppure essere di supporto ad una chirurgia aperta più invasiva. 

Nella maggioranza dei casi l’artroscopia della parte superiore della caviglia (chiamata tibio-tarsica) può essere effettuata attraverso due o più mini-accessi. Questi vengono praticati nella parte frontale dell’articolazione e ne permettono la visualizzazione completa.

In caso di lesioni a carico delle strutture posteriori della tibio-tarsica, o anche dell’articolazione sotto-astragalica posteriore, si esegue un’artroscopia posteriore della caviglia. Questo approccio, effettuato tramite due accessi adiacenti al tendine di Achille, si è sviluppato negli ultimi anni e consente anche il trattamento mini-invasivo di problematiche tendinee sotto visione diretta (tendoscopia); più frequentemente patologie a carico del tendine di Achille e della sua inserzione al calcagno. L’artroscopia posteriore viene spesso impiegata per la risoluzione di problematiche tipiche di sportivi come ballerini, pallavolisti o calciatori, la cui attività richiede una massima flessione plantare (lo spostamento del piede verso il basso).

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